Confortevole solitudine

E' seduto da solo a tavola.
Centrale, in mezzo alla stanza.
Silenzioso, cupo, malinconico.
Ma nonostante ciò è lui che risalta nella confusione generale del locale.
Gambe accovacciate, il cappello appoggiato sulla sedia di fronte a se come volesse tenere il posto a qualcuno. Capelli bianchi e sguardo fisso. Le mani conserte. Al polso ha un orologio di vecchia data, forse importante o forse l'unico che le rimane.
Ha ordinato solo una pasta e un tiramisù per dolce. Mangia con calma, si vuole godere l'attimo del momento. Da bere invece ha ordinato dell'acqua e un qualche tipo di alcolico che ogni tanto sorseggia.
Mi piace pensare che questo sia il posto dove conobbe per la prima volta sua moglie. Lì a quel tavolo, seduti uno di fronte all'altro. Lei gentile, elegante e sorridente. Lui un gentiluomo, affascinante ma non appariscente.
Entrambi innamorati, entrambi spensierati. Lei era tutto per lui, e lui era tutto per lei.
Ora invece è solo a tavola. Guarda l'orologio un'ultima volta, poi alza la testa, fissa il posto davanti a se e sorride.
Per lui, lei, non se ne è mai andata.
E' sempre rimasta lì, davanti a lui, come un'ombra pronta a proteggerlo in qualunque istante e qualunque momento.
Sempre ed ovunque, lui e lei.